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Taylor Swift è la star di settembre su Vogue

Foto via Vogue.com

Colpaccio per Taylor Swift che si è appena aggiudicata LA COVER, ossia l’ambitissima copertina del numero di settembre di Vogue America.

La cantante, che il prossimo 23 agosto lancerà finalmente il suo nuovo album, ha posato per una serie di stilosissimi scatti e si è raccontata in un’intervista nella quale ha mostrato tutto il suo sostegno per la comunità LGBT, ma non solo.

Sulla sua decisione di parlare per la prima volta del suo pensiero riguardo la comunità LGBT:

“Un anno fa, io e Todrick Hall eravamo in auto e lui mi ha chiesto: ‘Cosa faresti se tuo figlio fosse gay?’ Il fatto che lui me lo abbia chiesto… mi ha scioccato, ma mi ha anche fatto realizzare che non avevo mai preso una posizione pubblica e abbastanza chiara a riguardo. Se mio figlio fosse gay, sarebbe gay. Non capisco la domanda. Se per Todrick la mia idea a riguardo non era chiara, non potevo immaginare cosa potessero pensarne i miei fan LGBT. È stato devastante realizzare che non avevo mai parlato chiaramente e pubblicamente di questo.”

Sul suo nuovo album Lover:

“Ci sono molti aspetti che mi spingono a vedere questo album come un nuovo inizio. Questo album è una lettera d’amore, da amare in tutta la sua gloria esasperante, la sua passione. È eccitante, incantevole, pauroso, tragico e meraviglioso. “

Taylor ha deciso di parlare apertamente e per la prima volta anche di un’altra questione spinosa, il tentativo di sabotaggio promosso da Kim Kardashian quando, nel 2016, su Twitter la definì “serpe” e coniò contro di lei gli hashtag #TaylorSwiftIsASnake e #TaylorSwiftCanceled:

“Non penso che ci sia molta gente che possa affettivamente capire cosa significhi avere milioni di persone che ti odiano ad alta voce… che ti inviano messaggi per ammutolirti, che ti incitano a sparire, il chè potrebbe essere anche letto come un invito a ucciderti. Mi sono resa conto che dovevo rivedere completamente la mia vita perché mi sembrava d’essere completamente fuori controllo… Avevo bisogno di fare musica perché sapevo che era l’unico modo per sopravvivere. Era l’unica cosa che avrei potuto fare per preservare la mia salute mentale e nello stesso tempo per raccontare la storia di com’è stato passare attraverso un qualcosa di tanto umiliante.”

Alessandra:
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