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Selena Gomez inaugura la primavera sulla cover di Vogue

Foto via Vogue.com

Non vi fa sentire profumo di primavera la cover di Selena Gomez per Vogue? La cantante è la protagonista del numero di aprile della rivista diretta da Anna Wintour che l’ ha voluta in versione anni ’50 con tanto di corpetto a stampa floreale.

Selena è pure protagonista di un’ intervista molto personale, come sempre vi anticipo gli stralci più importanti.

Sull’ aver cancellato l’ app di Instagram dal cellulare:

“Appena sono diventata la persona più seguita su Instagram, sono andata quasi fuori di testa. Trascorrevo troppo tempo lì sopra, da quando mi svegliavo finchè non andavo a dormire. Ero praticamente dipendente, era come se nella mia testa si insinuassero cose di cui in realtà non mi interessavano e finivo per sentirmi una merda ogni volta che aprivo Instagram. E’ per questo che ormai da un po’ sono latitante.”

Sull’ essere stata in rehab per curare i suoi problemi di ansia e depressione:

“Non avete idea di quanto sia stato incredibile stare a contatto con sei ragazze. Persone reali che non avevano minimamente idea di chi fossi e che stavano lottando per le loro vite. E’ stata la cosa più difficile che abbia mai fatto, ma allo stesso tempo la migliore.”

Sulla decisione di prendersi un periodo di pausa durante il ‘Revival Tour’:

“I tour sono davvero momenti di solitudine per me. La mia autostima è stata messa duramente alla prova. Ho iniziato ad avere attacchi di panico prima di salire sul palco o dopo essermi esibita. Fondamentalmente mi sono resa conto che non ero capace di fare quello che stavo facendo. Sentivo che non stavo dando nulla ai miei fan e penso che anche loro si siano accorti del fatto che fossi completamente disorientata. Ero abituata ad esibirmi per i bambini. Durante i concerti facevo alzare i mignoli alla folla e facevo promettere a tutti che non avrebbero mai permesso a nessuno di farli sentire incapaci. Ad un certo punto, però, mi sono ritrovata con ragazzi che bevono e fumano durante i miei spettacoli, non più bambini, ma persone di 20 e 30 anni, li guardavo negli occhi e non sapevo cosa dire. Non potevo dire ‘Su, diciamo a noi stessi che siamo tutti belli.’ Le cose non funzionano in questo modo e lo so perché anche io ho a che fare tutti i giorni con la stessa merda con cui hanno a che fare loro. Quello che avrei voluto dire piuttosto era che la vita delle volte è così stressante che vorrei scappare, mi sono sentita disarmata. Così ho pensato che forse lì fuori tutti quanti stavano pensando che partecipare ad uno dei miei concerti fosse soltanto una perdita di tempo.”

Alessandra:
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